“Volume 1601” – DM and the 1601’s (2021)

La musica country indipendente è legatissima al territorio, l’aria, le montagne, le foreste, i deserti e l’acqua influenzano moltissimo la musica e le vite dei musicisti “da strada”. Quelli in tour 200 giorni l’anno, fra locali polverosi e festival di paese, dedicano spesso le loro canzoni e, come in questo caso, anche il nome della loro band a riferimenti precisi della loto terra. Il Kentucky nelle mie storie e nei miei racconti musicali per voi, è spuntato spessissimo fuori. Una terra dura ma stupenda, che ha dato i natali a tantissimi artisti indimenticabili in questi ultimi anni. Tanti davvero. Dustin Middleton, cantante e leader di questa band, ha voluto dedicare all’autostrada che attraversava la Contea di Harlan, celebre nella storia perchè è stata terreno di caccia per fuorilegge, contrabbandieri di whiskey e canaglie di ogni genere, appunto la Highway 1601. Negli anni ’90 la reputazione e le storie nate in questa terra e attorno a  questo nastro di asfalto non sono migliorate, anzi. L’epidemia dell’abuso di droghe da prescrizioni e soprattutto la mancanza di lavoro e la crisi dell’industria mineraria ha fatto il resto. Una terra dura, circondata da una natura stupenda che quasi stride con le storie di vita fra la malinconia e la sfortuna che questa band formata oltre che da DM alla voce, conta anche fra le sue fila Jamie Stewart, alla chitarra solista, Kyle Wynn al basso e Tyler Osborne alla batteria, ci racconta. Questo Volume 1601 è il loro EP d’esordio, solo 6 pezzi ma ragazzi che pezzi! Un inizio che per gli amanti di country, outlaw country e folk da strada, è doveroso ascoltare. Cold Hearted mi piace moltissimo, un sound molto outlaw country, polvere del deserto e una voce ispirata. Un brano dal sapore texano ma intinto del sapore poetico del Kentucky. Fate partire la successiva Jim Beam e lasciatevi trasportare in questa ballata polverosa, una voce così calda e intensa che vi trascinerà sull’autostrada 1601, potete quasi sentire i cavalli sfrecciarvi accanto e il rumore di sparatorie del vecchio west non sono così lontane. Una colonna sonora perfetta per un western moderno. Il lavoro delle chitarre è asciutto e magistrale, un tocco di slide e tanta passione. I pezzi si susseguono senza cali di qualità o ispirazione, 6 pezzi che sono un tutto’uno, la ballata Bottom of the Glass arricchita dal suono di un violino, è un manifesto di sentimento country. Malinconia e ironia, uno di quei pezzi da suonare e cantare in un bel live abbracciati, maledicendo questo periodo folle e gridando viva la libertà. I testi sono asciutti e diretti e la musica pure. Le chitarre avvolgono le casse fra il country e il blues di stampo folk, Dopo Sick Blues è un altro pezzo di tipico country senza fronzoli. Non ci sono incisioni strane, non ci sono lustrini ma solo talento e dedizione, cercando di portare il sentimento di un concerto fra amici attorno ad un falò in un disco che speriamo arrivi a più orecchie possibili. Lo meritano senza dubbio, lo ameranno dove si ama il country più vero e genuino, dal Texas all’Oklahoma, dall’Alabama al natio Kentucky. Un EP che mi lascia sperare di aver trovato una nuova band da seguire con assoluta attenzione, come al solito vivendo così lontano non potrò gustarmeli dal vivo ma la rete oggi offre l’opportunità di non perdere di vista artisti indipendenti, che sarebbe un peccato perdere fra le pieghe del music business. Accedete al loro canale social o di musica streaming, sono davvero una forza, non ve ne pentirete.

Buon ascolto,

Trex Willer

(potete trovare la versione inglese di questo articolo nel blog a questo link : https://trexroads.altervista.org/volume-1601-dm-and-the-1601s-2021-english/ )